Fabio Mauri (N. 1926)
Lot 10

Fabio Mauri (N. 1926)

Schermo

Closed24 November 2010

Price Realised

EUR 38,600

More Information

How to sell

Fabio Mauri (N. 1926)
Schermo
firma, data e titolo Fabio Mauri 1972, Roma "Schermo" (sul retro)
tela estroflessa e struttura di legno
cm 134x81,5x7
Eseguito nel 1972
Autentica dell'artista su fotografia

De Crescenzo, Roma
Collezione Sergio Morico CIDAC, Roma
ivi acquisito dall'attuale proprietario nel 1993

Specialist note

"Lo schermo, discreto, attende le immagini, quasi omettendo di proporre di diritto la propria. Non è enigmatico, semmai nascosto. La sua attesa è molto esperta: sa di contenere. Non afferma. Lascia che su di sè si affermi. Stringe il senso dentro di sè. Lo schermo è una pittura nascosta in un oggetto reale...è un'affermazione complessa presentata come elementare"
(Fabio Mauri)

Tra la fine degli anni Cinquanta e i primissimi Sessanta alcuni quadri non desiderano più essere quadri, voglio diventare oggetti. Emendati dall'espressività informale con il loro quasi ascetico antipittoricismo con stesure lisce, compatte, spazi purificati dall'emotività, dalla matericità e capaci invece di riflettere, a un loro grado zero, sui codici della comunicazione estetica, gli schermi di Mauri anticipano i monocromi di Schifano, e se ne
distinguono scavalcandone la sensualità pop in una specie di raggelante preveggenza minimal.
Infatti lo schermo non ricopre di sé il mondo. Né è una materia a cui lo riduce. Il suo intento, minimo o smisurato, è di contenerlo "velandolo". (...) è la continuità del diaframma esiguo tra il dentro e il fuori.
Gli schermi attraversano, scandiscono tutta l'opera di Mauri. Come quelli più piccoli degli inizi, gli scermi ingranditi dei Settanta continuano, con ancor più pertinenza forse, ad alludere a schermi di proiezione, e come tali compaiono in installazioni e performance. È tuttavia difficile sottrarsi alla sensazione che essi si presentino soprattutto come pause, silenzi, gesti di negazione e purificazione linguistica e (dunque) spirituale.
(Marco Di Capua, in Novecento. Arte e Storia in Italia, cat. mostra Scuderie Papali al Quirinale, Roma 2000-2001, p. 524)